• Lorenzo Provinciali

Uso di social network sul luogo di lavoro

Aggiornato il: apr 24

Usare facebook o in generale un qualsiasi social network durante l'orario di lavoro può portare all’irrogazione di sanzioni disciplinari tanto nel settore pubblico che nel privato. Si può arrivare fino al licenziamento se la connessione è ripetuta comportando un calo nel rendimento e nella prestazione lavorativa complessiva.


In Italia ormai da diversi anni si assiste all’incremento di questa nuova causa di licenziamento, si passa dai casi in cui un dipendente è stato licenziato per un commento azzardato rivolto al proprio datore di lavoro, a casistiche in cui è stato punito il semplice accesso durante l’orario di lavoro. Massima attenzione dunque per le critiche rivolte al proprio capo e condivise con altri utenti, oltre al licenziamento, se le offese sono gravi può addirittura scattare la querela per diffamazione che si somma al pagamento dei danni subiti.

Non sono solo gli accessi a social network a non essere consentiti, ma più in generale l’accesso ad internet per finalità diverse dall’espletamento della propria mansione lavorativa. Sono infatti capitate situazioni in cui l’azienda ha contestato al dipendente l’avere effettuato degli accessi internet a siti pornografici.


Le citate condotte costituiscono palesemente gravi violazioni di norme di legge e dei doveri del prestatore di lavoro determinando la rottura del vincolo fiduciario con l’impresa, con evidente violazione dei più elementari doveri di diligenza, lealtà e correttezza.

All'utilizzo dei social network in generale dovrà essere applicata la disciplina vigente per l'utilizzo di internet sui luoghi di lavoro. Il collegamento quotidiano alla rete, e pertanto anche a facebook, per più ore al giorno, in assenza di necessità lavorative integra secondo costante giurisprudenza giusta causa di licenziamento. Potrà essere licenziato in tronco pertanto anche un dipendente in caso di uso per fini personali del collegamento a internet del cellulare aziendale. L'utilizzo immotivato della rete può essere giusta causa di licenziamento, anche se avviene da uno smartphone. Ancor più grave dovrebbe essere l’abbandono della postazione di lavoro dovuta all’utilizzo di smartphone o altri dispositivi informatici per finalità extra lavorative, costituendo una condotta di gravità tale da rendere irrilevanti ogni qualsivoglia contraria considerazione.


"coloro che si iscrivono a facebook sono ben consci delle grandi potenzialità offerte dal sito, ma anche delle potenziali esondazioni dei contenuti che vi inseriscono" (Tribunale di Monza, IV sez. civile, 2 marzo 2010 n.770).

È necessario pertanto prestare la massima attenzione poichè la giurisprudenza non ha individuato un limite quantitativo per far scattare la perdita del posto di lavoro. Possono essere puniti tanto accessi ripetuti di diverse ore al giorno, fino a collegamenti di circa mezz'ora, se ripetuti nel tempo.


La ragione giustificatrice del provvedimento disciplinare dovrebbe comunque quantomeno idealmente derivare dalla diminuzione qualitativa della prestazione del singolo dipendente, ad esempio avvisi dei messaggi in arrivo o un sistema di notifiche possono distrarre ripetutamente il lavoratore, dando causa a condotte sanzionabili.

Ad essere presi di mira delle aziende sempre più sovente sono i commenti pubblici scritti sulle bacheche dei social network. Si passa dal mettere in “piazza virtuale” attriti aziendali, a foto delle feste improvvisate in ufficio, sia rancori personali e tanto nel settore privato quanto nel pubblico si può arrivare anche a una condanna per diffamazione aggravata.


Il diritto all'immagine aziendale si diffonde anche -e ultimamente- attraverso internet e sempre più spesso diventa un bene da tutelare. E' per questo motivo che le aziende dovrebbero considerare sicuramente l'ipotesi di risolvere il problema dei dipendenti curando l'immagine aziendale sui principali social network e magari avvalersi proprio della collaborazione dei dipendenti sui social per farla crescere ancora di più.


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