• Avv. Francesco Arena

Sciopero “selvaggio”? Si alla compensazione pecuniaria in caso di cancellazione del volo

Aggiornato il: apr 15

LA MASSIMA (Corte di Giustizia dell'U.E., sez. III, 17 aprile 2018, C-195/17)


L’art. 5, par. 3, del reg. (CE) n. 261/2004, letto alla luce del considerando 14 dello stesso, dev’essere interpretato nel senso che l’assenza spontanea di una parte significativa del personale di volo (“Sciopero selvaggio”), che trae origine dall’annuncio a sorpresa da parte di un vettore aereo operativo di una ristrutturazione dell’impresa, a seguito di un appello diffuso non dai rappresentanti dei dipendenti dell’impresa, bensì spontaneamente dai dipendenti stessi, i quali si sono messi in congedo di malattia, non rientra nella nozione di “circostanze eccezionali” ai sensi di tale disposizione.


RIASSUNTO DEI FATTI


Numerosi passeggeri effettuarono presso la TUfly prenotazioni di voli da effettuarsi fra il 3 e l’8 ottobre 2016. Tali voli furono cancellati o subirono ritardi superiori a tre ore a causa di un numero eccezionale di assenze del personale della TUfly giustificate per malattia, conseguenti alla comunicazione, avvenuta il 30 settembre 2016, di piani di ristrutturazione aziendale della compagnia aerea. Di conseguenza, dal 3 ottobre la TUfly abbandonò completamente il piano di voli originario riprogrammando interamente la sua attività. Tuttavia dal 3 all’8 ottobre numerosi voli subirono notevoli ritardi e altri furono cancellati. Solo la sera del 8 ottobre fu trovato un accordo con i rappresentanti sindacali del personale. Alle richieste di compensazione pecuniaria avanzate dai passeggeri interessati, la compagnia oppose la ricorrenza di una “circostanza eccezionale” ai sensi dell’art. 5, par.1, lett. c, e dell’art. 7 del reg. (CE) n. 261/2004.


COMMENTO


La sentenza in rassegna offre lo spunto per soffermarsi su una tematica di grande e diffuso interesse pratico ossia le forme di tutela previste dall’ordinamento a favore del passeggero nei casi di voli aerei in ritardo o cancellati.

Il dibattito in esame si è arricchito in questi ultimi anni di un nuovo “corpus” normativo rappresentato dal Regolamento del Parlamento e del Consiglio U.E. 11 febbraio 2004 n. 261 il quale prevede regole uniformi in tutta l’Unione Europea in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato.

La “ratio” sottostante la normativa in oggetto risiederebbe proprio nell’esigenza di rafforzare le forme di tutela dei passeggeri in caso di disservizi aerei frutto delle inadempienze dei vettori nei confronti degli obblighi che essi hanno nei confronti dei loro clienti.

Secondo il regolamento in materia di diritti dei passeggeri del trasporto aereo vigente in tutta Europa (Reg. CE n. 261/2004), in caso di cancellazione del volo, “overbooking” o forte ritardo, ai passeggeri spettano fino a 600 euro di “compensazione pecuniaria”.

Tuttavia, come osservato in dottrina “il vettore aereo non è tenuto a pagare la compensazione pecuniaria ai passeggeri se riesce a dimostrare che la cancellazione del volo (secondo l’art. 5.3. Reg. (CE) n. 261/2004) o il ritardo (secondo l’interpretazione fornita dai giudici comunitari) dipende da circostanze eccezionali”([1]).

Soltanto nel quattordicesimo considerando del Reg. (CE) n. 261/2004 è contenuto un elenco non tassativo di circostanze eccezionali.

Si tratta, “in particolare” di “instabilità politica, condizioni meteorologiche incompatibili con l’effettuazione del volo in questione, rischi per la sicurezza, improvvise carenze del volo sotto il profilo della sicurezza e scioperi che si ripercuotono sull’attività di un vettore aereo operativo”.

Peraltro, nella sentenza della Corte di Giustizia UE 17 settembre 2015, al punto 35, si evidenzia che, ad ogni modo, le “circostanze eccezionali” costituendo l’unica ipotesi di non debenza del compenso pecuniario ai passeggeri ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 5 e 7 del reg. (CE) n. 261/2004, vanno interpretate “restrittivamente”, essendo sfavorevoli ai passeggeri([2]).

Sennonché troppo spesso le compagnie aeree si trincerano dietro alla giustificazione delle “circostanze eccezionali”, il che non corrisponde sempre a verità, per respingere indiscriminatamente le legittime istanze dei passeggeri.

E’ imprescindibile chiarire, a questo punto, se, nel caso di specie, “l’assenza spontanea di una parte significativa del personale di volo (“sciopero selvaggio”)” rientri nella nozione di “circostanze eccezionali” di cui all’art. 5, par. 3 del reg. (CE) n. 261/2004 dell’11 febbraio 2004.

Sotto questo profilo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sez. III, con la sopra menzionata sentenza del 17 aprile 2018, C-195/17, ha enucleato un fondamentale principio in tema di “circostanze eccezionali” statuendo che “possono essere considerati “circostanze eccezionali”, ai sensi dell’art. 5, par. 3, del reg (CE) n. 261/2004 gli eventi che, per la loro natura o la loro origine, non possono essere inerenti al normale esercizio dell’attività del vettore aereo in questione e sfuggono all’effettivo controllo di quest’ultimo”([3]) e che il mero fatto che un considerando del Regolamento indichi che siffatte circostanze possono verificarsi in caso di sciopero, non significa che uno sciopero sia necessariamente e automaticamente causa di esonero dell’obbligo di compensazione pecuniaria.

Al contrario, occorre valutare caso per caso se le due condizioni summenzionate siano soddisfatte.

Alla luce di quanto precede la Corte di Giustizia dell'U.E. ha affermato nel caso di specie che "l'art. 5, par. 3 del reg. (CE) n. 261/2004, letto alla luce del considerando 14 di quest'ultimo, deve essere interpretato nel senso che l'assenza spontanea del personale di volo ("sciopero selvaggio"), che trae origine dall'annuncio a sorpresa da parte di un vettore aereo operativo di una ristrutturazione dell'impresa, a seguito di un appello diffuso non dai rappresentanti dei dipendenti dell'impresa, bensì spontaneamente dai dipendenti stessi, i quali si sono messi in congedo di malattia, non rientra nella nozione di "circostanze eccezionali" ai sensi di tale disposizione" ([4])


([1]) Per un approfondimento sull’argomento si veda M. BRIGNARDELLO, La tutela dei passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione del volo e ritardo prolungato, . Torino 2013, p. 56

([2]) In tal senso anche Corte Giust. UE 22 dicembre 2008 causa 549/07, Wallentin c. Hermann, in Dir. trasp. 2009, p. 801, punto 20

([3]) Cosi si legge nel punto 32 della sentenza della C.G.U.E. del 17 aprile 2018, C-195/17

([4]) Cosi si legge nel punto 48 della sentenza della C.G.U.E. del 17 aprile 2018, C-195/17.









Avv. Francesco Arena - iscritto all'Albo dell'Ordine degli Avvocati di Messina


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