• Avv. Francesco Arena

Ritardo aereo e onere della prova

Aggiornato il: apr 15

LA MASSIMA (Corte di Cassazione, Sez. III, 23 gennaio 2018, n. 1584)


"Il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell'aeromobile rispetto all'orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell'inadempimento del vettore. Spetta a quest'ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l'avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall'art. 6, comma 1, del reg. (CE) n. 261/2004".


RIASSUNTO DEI FATTI


Un passeggero subì un ritardo di quattro ore relativo al volo EZY4685 sulla tratta Berlino-Roma del 23 dicembre 2009. A causa del ritardo, non aveva potuto imbarcarsi su un secondo volo da Roma a Palermo e così raggiungere la propria residenza. Chiese pertanto al vettore Easyjet la compensazione pecuniaria di € 400,00 prevista dal reg. (CE) n. 261/2004, nonchè il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale ai sensi degli artt. 19 e 22 della Convenzione di Montreal del 1999. Il Giudice di Pace rigetto la domanda ritenendo non fornita la prova del ritardo. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 21 novembre 2014, respinse l'appello.


COMMENTO


Con l'ordinanza in rassegna gli Ermellini si sono pronunciati sull'esatta portata dell'onere probatorio da porre a carico del passeggero che agisca in giudizio contro il vettore aereo al fine di ottenere il risarcimento dei danni da ritardo.

La Corte, in particolare, ha inteso chiarire se il passeggero debba limitarsi a provare l'esistenza del contratto di trasporto (attraverso la produzione del titolo di viaggio acquistato) e allegare semplicemente il ritardo del volo, oppure se egli debba dimostrare il ritardo stesso, con la contestuale possibilità per il vettore aereo di fornire la prova liberatoria rispetto al lamentato inadempimento.

La Suprema Corte ha preliminarmente rilevato che sia il Regolamento CE, sia la convenzione di Montreal, fissano una presunzione di responsabilità del vettore aereo. Presunzione superabile solo con la prova da parte della compagnia aerea del caso fortuito o della forza maggiore, che si concretizza nella dimostrazione di non essere riusciti “ad impedire l’evento nonostante l’adozione di ogni misura idonea a garantire la puntuale esecuzione del trasporto”.

E tutto ciò anche in conformità alla generale responsabilità del debitore prevista dal nostro ordinamento all’art. 1218 cod.civ..

Osserva però la Corte che, entrambe le normative analizzate, pur individuando l’imputabilità dell’inadempimento, non dettano norme ad hoc relativamente all’onere probatorio.

In virtù di ciò, i Giudici di legittimità hanno ritenuto di far riferimento alla norma generale dettata dall’art. 2697 c.c., in base al quale chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provarne i fatti che ne costituiscono il fondamento, restando a carico della controparte la prova dell’inefficacia di tali fatti o delle eccezioni di intervenuto mutamento o estinzione del diritto azionato.

Al riguardo, ribadisce la Suprema Corte, si è consolidato il principio per cui “in tema di prova dell’inadempimento di un’obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l’adempimento deve solo provare la fonte negoziale o legale del suo diritto e il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell’inadempimento (o inesatto adempimento) della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dall’onere della prova del fatto estintivo dell’altrui pretesa costituito dall’avvenuto adempimento”.

Anche nel caso in cui sia dedotto soltanto l'inesatto adempimento, per il creditore è sufficiente la mera allegazione del medesimo.

Sulla base di tali premesse la Corte di Cassazione ritiene che il giudice di appello sia quindi giunto a conclusioni errate, in quanto il passeggero non è tenuto a dimostrare, bensì semplicemente ad allegare l'inadempimento (o il ritardo) del vettore, che si presume responsabile salvo fornire prova liberatoria.

Da tali premesse, la Cassazione fa discendere il nuovo principio di diritto secondo cui “il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell’inadempimento del vettore. Spetta a quest’ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l’avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall’art. 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261/2004”.

Avv. Francesco Arena - iscritto all'Albo dell'Ordine degli Avvocati di Messina


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