• Santina Munafò

Riduzione reale del capitale sociale nella S.p.a con efficacia immediata

Aggiornato il: apr 17

La riduzione reale del capitale sociale nella s.p.a è disciplinata all’articolo 2445 c.c. .Si tratta di una modifica statutaria,pertanto, essa dovrà essere deliberata dall’assemblea straordinaria con la maggioranza prevista dalla legge.

Tale operazione, a differenza di quanto accadeva in passato[1], può essere posta in essere per qualsiasi ragione,purchè la ragione e le modalità in cui avverrà la riduzione siano indicate nell’avviso di convocazione rivolto ai soci.

Per porre in essere la riduzione reale ,comunque, la società dovrà tenere conto dei seguenti aspetti:

- in presenza di obbligazioni semplici, bisognerà ridurre rispettando il limite di cui all’articolo 2412c.c;

- non dovranno sussistere perdite rilevanti;

- se ci sono azioni con diritto di voto limitato,prive di diritto di voto o con voto subordinato, esse non dovranno complessivamente superare la metà del capitale sociale;

- la riduzione potrà avere luogo anche se la società si trovi in stato di liquidazione[2]

- in presenza di obbligazioni convertibili, bisognerà rispettare quanto previsto dal comma quarto dell’articolo 2420 bis c.c.

Fatte queste precisazioni doverose, si continua affermando che, se la maggioranza suddetta viene raggiunta in assemblea, la società delibererà la riduzione reale del capitale – mediante annullamento o riduzione del valore nominale delle azioni - , in modo proporzionale alle partecipazioni dei soci, i quali verranno rimborsati con le modalità infra descritte.

Si precisa che potrebbe essere deliberata anche una riduzione non proporzionale, ma in questo caso sarà necessario il consenso di tutti i soci e, ai soci coinvolti nella riduzione, dovranno essere assegnate azioni di godimento (ex art. 2353c.c.).Si tratta di azioni che non rappresentano più il capitale sociale ma che presentano una cosiddetta “memoria genetica”.Tramite tali azioni, infatti,gli azionisti di godimento concorrono nella ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento delle azioni non rimborsate di un dividendo pari all’interesse legale e,nel caso di liquidazione,nella ripartizione del patrimonio sociale residuo dopo Il rimborso delle altre azioni.

Per quanto riguarda il rimborso,il legislatore prevede solo le seguenti ipotesi:mediante liberazione dei versamenti ancora dovuti, mediante rimborso del capitale sociale, nei limiti ammessi dagli articoli 2327 e 2413 c.c. e mediante riscatto e annullamento delle azioni.

In dottrina si è discusso circa la possibilità di potere effettuare il rimborso tramite attribuzione di un bene in natura e tramite riservizzazione.

Relativamente al primo punto la dottrina prevalente ritiene che ciò si possa fare, purchè la delibera sia adottata all’unanimità e il bene assegnato sia accompagnato da apposita relazione di stima;inoltre, sarebbe opportuna una previsione statutaria in tale senso. Si precisa, in ogni caso,che secondo alcuni autori sarebbe sufficiente anche una delibera a maggioranza,purchè ci sia il consenso del socio al quale dovrà essere assegnato il bene in natura.

Per quanto riguarda,invece, il rimborso mediante riservizzazione, la dottrina prevalente ritiene che ciò possa avvenire solo se la delibera sia adottata all’unanimità.

Aspetto poi fondamentale da evidenziare è il seguente:la delibera di riduzione reale del capitale, ai sensi del comma 3 dell’articolo 2445 c.c., può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni decorrenti dall’iscrizione nel registro delle imprese della delibera,purchè entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all’ iscrizione abbia fatto opposizione.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, però, si segnala lo studio n. 41-2, 016/I del Consiglio Nazionale del Notariato, il quale ha affermato che , alla stregua di quanto previsto in materia di scissione, di fusione,di revoca dello stato di liquidazione e di trasformazione eterogenea, con il consenso dei creditori aventi diritto all’ opposizione,oppure con il pagamento anticipato di questi ultimi , è possibile rendere efficace subito la riduzione ma ciò dovrà risultare da una dichiarazione proveniente dagli amministratori, fatta sotto la loro responsabilità.

[1] In passato la legge richiedeva,al fine di effettuare la riduzione suddetta, che il capitale fosse in eccedenza rispetto all’oggetto sociale


[2] Secondo il Consiglio notarile di Milano , massima 93.

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