Ravvedimento Parziale: possibile soluzione alla gestione degli avvisi bonari senza stop

Il decreto cura Italia non sospende gli avvisi bonari emessi dall'Agenzia delle entrate. Il terzo atto dei decreti per fronteggiare l'emergenza sanitaria da coronavirus, che prevede lo stop dei versamenti relativi a cartelle, avvisi di accertamento e avvisi di addebito, non sospende però i termini di pagamento dei cosiddetti avvisi bonari, ovvero le comunicazioni di irregolarità emesse dall'Agenzia delle entrate e sembra tagliare fuori anche le rate di avvisi di accertamento scadenti nel periodo della sospensione


I numeri degli avvisi bonari. Secondo il Rapporto di verifica dei risultati della gestione dell'agenzia delle entrate del 2017, l'ultimo con indicazione del dato, si parla di quasi 7 milioni di comunicazioni di irregolarità (ex art 36-bis del dpr 600/73 e 54-bis del dpr 633/72) prodotte all'anno, alcune delle quali oggetto poi di rettifica con conseguenze annullamento integrale o parziale, molte altre invece pagate o rateizzate dal contribuente. Non solo infatti non sono sospesi i termini di pagamento delle comunicazioni scadenti nel periodo, ma risultano di conseguenza escluse dalla proroga anche le rate in scadenza degli avvisi bonari in precedenza rateizzati..


La sospensione del Dl Cura Italia. Come specificato anche nel comunicato stampa dell'agenzia delle entrate pubblicato ieri 17 marzo 2020, il decreto cura Italia prevede la sospensione dei termini dei versamenti che scadono nel periodo dall'8 marzo al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di accertamento esecutivi emessi dall'Agenzia delle entrate e dagli avvisi di addebito emessi dagli enti previdenziali. I pagamenti oggetto di sospensione dovranno poi essere effettuati in un'unica soluzione entro il 30 giugno 2020.


La sospensione inoltre è prevista anche per agli atti di accertamento esecutivo emessi dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, per le ingiunzioni di cui al Regio Decreto n. 639/1910 emesse dagli enti territoriali, ed anche per nuovi atti esecutivi che gli enti locali possono emettere ai sensi dell'articolo 1, comma 792, della legge n. 160 del 2019.





Gli avvisi bonari sono atti emessi dall'amministrazione finanziaria che procede, avvalendosi di procedure automatizzate, entro l'inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all'anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d'imposta (quelle emesse ai sensi dell'art 36-bis del Dpr 600/73) e alla liquidazione dell'imposta dovuta in base alla dichiarazione dell'Iva (art 54-bis del Dpr 633/72).

Niente sospensione anche per le rettifiche da 36-ter e per la tassazione separata. Insieme agli avvisi di irregolarità il dl cura Italia non sospende i pagamenti anche delle rettifiche da controllo formale e gli avvisi di liquidazione delle imposte sui redditi a tassazione separata. I controlli formali sono le richieste documentali (art.36-ter)che consistono nella verifica della corrispondenza dei dati relativi a deduzioni, detrazioni e ritenute indicati in dichiarazione con la documentazione conservata dal contribuente e i dati desunti dalle dichiarazioni presentate e dalle informazioni trasmesse da altri soggetti (sostituti d'imposta, enti previdenziali e assistenziali, banche).


Qualora l'agenzia riscontri una o più «incongruenze» procede a liquidare la dichiarazione e a chiedere al contribuente il pagamento del dovuto. Niente sospensione anche per i versamenti relativi a comunicazione emesse a seguito della liquidazione delle imposte sui redditi a tassazione separata ovvero «i ricalcoli» con i quali l'Agenzia delle entrate determina l'imposta dovuta su determinati redditi per i quali sono state già versate/trattenute delle somme a titolo d'acconto.


Con la risoluzione 23 giugno 2011, n. 67/E, l’Agenzia delle entrate, in assenza di indicazioni normative contrarie, ha ammesso la possibilità di eseguire un ravvedimento parziale di “quanto originariamente e complessivamente dovuto”, seppure nei limiti previsti dalla disciplina dell’istituto e nel presupposto che vengano “corrisposti interessi e sanzioni commisurati alla frazione del debito d’imposta versato tardivamente”.

La risoluzione chiarisce come non sia tuttavia ammessa la rateazione delle somme da ravvedimento, posto che deve ritenersi escluso che “possa applicarsi all’istituto del ravvedimento operoso di cui [all’] articolo 13 (…) la rateazione, che è una modalità di pagamento dilazionato nel tempo di somme dovute dal contribuente, applicabile solo ove normativamente prevista”. Naturalmente, in caso di frazionamento del ravvedimento, il versamento della prima rata non perfeziona la sanatoria, posto che, come detto, ciò si può realizzare solo a seguito di pagamento integrale delle somme dovute (per imposte, sanzioni ed interessi). Di conseguenza, laddove tra un pagamento e l’altro dovesse intervenire la notifica di una comunicazione di irregolarità, l’imposta ancora dovuta rispetto a quella già versata sarà sanzionata con le modalità ordinaria, attraverso l’emissione di un apposito atto di contestazione emesso ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. n. 472/1997.


Autore dell'articolo

Dott. Commercialista Giacomo Merlino - Esperto Fiscale in ambito digitale e di internazionalizzazione delle imprese.

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