• Lorenzo Provinciali

Quanto costa la partita iva

Aggiornato il: apr 24

La partita IVA è una sequenza di 11 numeri attribuita dall’Agenzia delle Entrate al fine di identificare una persona fisica o una società. Come verificare una partita iva?


I professionisti e le imprese sono i soggetti obbligati ad aprirla, i quali offrono un bene o un servizio in proprio e dunque non prestano un lavoro subordinato.

La partita iva per molti giovani e meno giovani, è considerata una specie di mostro, che mangia tutti i soldi, che costa tantissimo e che pone un freno alla attività che si sta lanciando.


  • Niente di più falso


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La consulenza di un professionista quando si decide di aprire una partita iva è fondamentale.


Per prima cosa mi sento di assicurare che niente di tutto ciò che comunemente si crede sui costi rappresenta il vero. La partita iva ha un costo, sappiamo tutti che la tassazione in Italia è particolarmente elevata, secondo Il sole24 ore da un articolo del 26-11-2019 “Carico fiscale sempre più pesante in Italia - Il carico fiscale e contributivo sulle imprese italiane è aumentato nel 2018 al 59,1% dal 53,1% della precedente classifica a fronte di una media globale 2018 pari al 40,5 ed europea del 38,9%”, ma ciò non vuol dire che ogni detentore di una partita iva debba pagare in tasse imposte e contributi sino al 60% di ciò che guadagna.


I costi in ogni caso si dividono in:


1) costi fissi annuali:

Apertura della partita iva > dipende dal commercialista, per l’apertura solitamente il costo non supera i 200 euro;


Mantenimento > saranno sempre costi relativi al commercialista, che si occuperà del controllo delle fatture, tenuta della contabilità e tutto ciò che riguarda il rapporto fiscale, il costo varia in base al numero delle operazioni da compiere, dal regime fiscale adottato e dal fatturato annuale;


2) imposte:

A) regime forfettario > si tratta di un regime fiscale agevolato. Chi vi aderisce può usufruire di importanti semplificazioni ai fini IVA e di contabilità. E’ un regime non soggetto al pagamento dell’IVA e ai relativi adempimenti e, per ora esonerato dall’obbligo della fatturazione elettronica. Chi può richiederlo? le persone fisiche che esercitano attività di impresa, arte o professione in forma individuale, pertanto se il business da avviare non ha dimensioni particolarmente rilevanti è il regime fiscale consigliabile da adottare. Tenendo presente che in seguito potrà sempre essere modificato.

  • Inizialmente la soglia limite per poterne usufruire era un fatturato annuale non superiore ad euro 30.000, la Legge di Bilancio 2019 ha aumentato la soglia di reddito per godere della tassazione agevolata al 15% relativamente all’irpef, ossia 65.000 euro. Per rimanere nel regime forfettario sarà indispensabile dunque, non superare questo limite reddituale.

  • In realtà nei primi 5 anni di attività viene applicata, l’aliquota al 5% ma solo se ricorrono presupposti e requisiti. Bisogna sottolineare che dato l’importante vantaggio in termini di aliquota ridotta non si potranno però detrarre le spese sostenute per l’attività.

  • La determinazione dell’imposta da versare avviene moltiplicando l’ammontare di quanto percepito con il coefficiente sopra indicato, tenendo presente il collegamento al codice ATECO relativo all’attività esercitata. Questo solo dopo aver calcolato e tolto dal percepito quanto spettante di contributi previdenziali di cui al punto 3.


B) regime semplificato o ordinario > la tassazione è indubbiamente maggiore rispetto al forfettario, come maggiori saranno gli adempimenti fiscali. La tassazione sul reddito IRPEF, viene determinata progressivamente sulla base di aliquote e scaglioni. I titolari di partita IVA che rientrano nel regime semplificato e ordinario sono inoltre soggetti al pagamento dell’IVA e l’imposta regionale sulle attività produttive IRAP. Come per il regime forfettario è indispensabile però fare attenzione anche alla possibilità di detrarre le spese sostenute per l’attività, cosa di non secondaria importanza, a differenza del regime forfettario per questi regimi la detrazione è possibile.

  • Concretamente cosa significa?

Che se per svolgere la mia attività ho costi per 50 e ricavi per 100, con il regime forfettario la tassazione (compresa anche di contributi) sarà sostanzialmente su tutti i 100, negli altri regimi questi 50 non potranno essere tassati in quanto detraibili.


3) contributi

In tutti regimi analizzati, oltre alle imposte, sono da pagare anche i contributi. Questi variano in base alla cassa di previdenza (se professioni rientranti in ordini professionali) di appartenenza del titolare di partita IVA, per i professionisti soggetti a gestione separata il costo è di 25,76% sui compensi ricevuti. Il costo dei contributi è la prima aliquota che va tolta a quanto incassato da ogni fattura, il relativo importo dovrà essere dedotto e su quanto resta verrà calcolata la tassazione in base al regime fiscale adottato.


Una alternativa per chi volesse svolgere la sua attività all’estero, poichè verso l'estero rivolge gran parte della sua attività, e ivi fissarvi residenza fiscale, potrebbe essere vantaggioso creare una società estera.


Sostanzialmente per concludere si può dire che a meno che non si abbia un giro d’affari importante, adottare il regime forfettario consente di avere costi fissi molto bassi, qualche centinaio di euro annuale e di pagare grosso modo in imposte e contributi solo il 30% circa di quanto fatturato.


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Lorenzo Provinciali - consulente commerciale aziendale esperto di marketing e nuove tecnologie

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