Mini Ires 2.0: un incentivo per una effettiva riduzione del carico fiscale

Aggiornato il: 7 dic 2019

Il provvedimento denominato “decreto Crescita”(1) rimodula completamente la previgente agevolazione Ires, disposta dalla legge di bilancio 2019 e già denominata “mini Ires”.

La vecchia versione prevedeva un’aliquota ridotta al 15 % a favore delle imprese che decidevano di effettuare investimenti in specifici beni strumentali ed incrementare la base occupazionale, nel rispetto di una serie di condizioni.

La relazione illustrativa alla legge di Bilancio(2) 2019 specificava che la ratio della mini Ires era quella di compensare la contestuale abrogazione dell’Ace (Aiuto alla crescita economica) e del superammortamento, agevolando esclusivamente gli investimenti incrementali e rendendo irrilevanti quelli di mera sostituzione.






La precedente versione della mini Ires è stata però accolta con molta freddezza dagli operatori, in quanto complessa e in diversi passaggi farraginosa, seppur prevedesse, almeno in linea teorica, uno sconto di ben 9 punti percentuali dell'aliquota Ires, appunto dal 24 al 15 %.Ad esempio, per calcolare il beneficio relativo a nuovi investimenti, occorreva considerare sia l’importo relativo all’acquisto di beni nuovi che l’incremento del residuo da ammortizzare rispetto al saldo dell’esercizio precedente, che risentiva in ogni caso di elementi difficilmente preventivabili, come ammortamenti e dismissione di beni strumentali.

La struttura dell’incentivo, sempre destinato a favorire la patrimonializzazione delle imprese, è stata così riscritta completamente, realizzando una sorta di combinazione tra la vecchia Ace e la precedente versione della mini Ires.


La nuova mini Ires prevede un diverso meccanismo, che si sostanzia in una progressiva riduzione dell'aliquota Ires sul reddito di impresa, introdotta allo scopo di tassare in modo più light gli utili non distribuiti, senza disporre particolari prescrizioni riguardo l’impiego di tali risorse; l’agevolazione è dunque correlata al solo mantenimento degli utili all'interno dell’azienda, e non condizionata alla specifica realizzazione di nuovi investimenti in capitale fisico o in risorse umane, come invece stabiliva la legge di Bilancio 2019.

Viene così introdotto uno sconto Ires che prevede, un taglio progressivo di 4 punti percentuali per gli utili che non distribuiti ai soci, ma al contrario reinvestiti o comunque trattenuti all’interno dell’azienda.

Se da un lato appare meritevole l’ottica di voler semplificare, perseguita dal legislatore con l’introduzione della mini Ires 2.0, risulta però evidente che nella nuova versione sia stata introdotta una limitazione del potenziale beneficio rispetto alla prima versione definita dalla legge di Bilancio 2019 - 4 punti percentuali a regime invece di 9 punti - anche se a fronte di una decisa semplificazione e di un ampliamento dell’ambito applicativo.

Un aspetto che si ritiene possa considerarsi particolarmente positivo della nuova mini Ires è rappresentato dal fatto che risultano agevolabili, pur se indirettamente e per il solo fatto di essere effettuati con utili non distribuiti, anche gli investimenti in immobili aziendali ed autovetture, anche in benefit ai dipendenti. L’agevolazione, pur se non eclatante nella sua rilevanza, ha infatti il vantaggio di risultare omnicomprensiva ed includere nel perimetro l’acquisto di beni, quali appunto gli immobili e le autovetture, sovente esclusi da altre tipologie di incentivi, pur risultando determinanti per l‘economia italiana.


Rispetto a prima, invece, con la legge 58/2019 di conversione del decreto Crescita, viene previsto che l’aliquota ordinaria verrà ridotta più gradualmente, in particolare, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 e per i due seguenti, rispettivamente, è ridotta di 1,5 punti percentuali, di 2,5 punti percentuali, di 3 punti, mentre l’abbattimento dell’aliquota Ires sarà di 3,5 punti per il 2022 e di 4 punti percentuali nel 2023, al termine del periodo di avvicinamento, con una riduzione complessiva del prelievo sulle società italiane che dovrebbe attestarsi ad un importo complessivo di 2,5 miliardi di euro a regime.


Alla luce di quanto appena detto e tenuto conto che l’aliquota ordinaria Ires attualmente in vigore è pari al 24%, le aliquote sugli imponibili agevolati saranno le seguenti:


· 22,5% per l’anno di imposta 2019;

· 21,5% per il 2020;

· 21% per il 2021;

· 20,5% per il 2022;

· 20% a decorrere dal 2023, annualità nella quale la disciplina in commento potrà definirsi a regime.

Si parte quindi da subito, per l’anno 2019, con uno sconto dell'aliquota dell'1,5% che colloca il prelievo sul reddito delle imprese al 22,5% con uno sconto in termini di competenza, stimato dalla Ragioneria dello Stato, in 989 milioni di euro.


Autore dell'articolo

Dott. Commercialista Giacomo Merlino - Esperto Fiscale in ambito digitale e di internazionalizzazione delle imprese.

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