LO SCIOPERO.

LO SCIOPERO.

Fenomeno sociale, implicazioni storiche e previsione costituzionale.



Buongiorno a tutti,


La tematica di oggi verte sul tema dello sciopero, istituto antico, ma anche attuale e meritevole di essere approfondito, vista l’enorme importanza che riveste.

Prima di tutto non possiamo non fare una breve digressione storica, va detto che il primo sciopero che ricordiamo ebbe luogo nel 1150 A.C.in Egitto. Gli operai incaricati di realizzare i templi di Tebe dovettero stare per diciotto giorni senza ricevere nessun pagamento e così iniziò il primo sciopero dei lavoratori dell'antico Egitto. Ramses III dopo un periodo di rivolte concedette ai lavoratori quanto dovuto; arretrati compresi ; subito dopo il faraone incaricò un organo predisposto al controllo dei pagamenti e all'equa divisione del cibo.

Lo sciopero ha sempre avuto questo carattere di lotta e protesta da parte dei lavoratori; per esempio non possiamo non citare il ruolo importante avuto durante la rivoluzione industriale.

Fu usato come mezzo di protesta nei confronti dei datori di lavoro prima dagli operai dell'industria e in seguito da tutte le categorie di lavoratori, che dovettero affrontare dure lotte per poter manifestare liberamente e rivendicare salari più adeguati e condizioni di lavoro più umane.

In Italia le prime manifestazioni di protesta dei lavoratori per le difficili condizioni di vita iniziarono subito dopo l'unificazione del Paese, interessando sia le campagne del Sud sia le fabbriche del Nord. Il ricorso allo sciopero si estese poi con lo sviluppo della grande industria (Fiat ,Pirelli ,Alfa Romeo ecc.), in quanto la fabbrica rappresentava un punto di aggregazione , dove i lavoratori avevano l'opportunità di essere informati e di discutere :ciò ha favorito le proteste unitarie.

Agli inizi del Novecento, in seguito all'introduzione di riforme tese a migliorare le condizioni di lavoro( orario, tutela delle lavoratrici durante la gravidanza),vennero riconosciute anche alcune libertà fondamentali, tra cui il diritto di sciopero, ritenuto uno strumento lecito durante le lotte sindacali. Nel corso della prima guerra mondiale le condizioni socioeconomiche dei lavoratori si aggravarono e alla fine del conflitto le proteste e gli scioperi ripresero a ritmo sostenuto, prima nel settore industriale e poi nei servizi pubblici. La conflittualità raggiunse l'apice nel 1920, con l'occupazione da parte dei lavoratori delle maggiori fabbriche del Nord.

Con l’avvento del regime fascista la situazione risultò essere sempre più intollerabile e ci furono vere e proprie distruzioni dei sindacati ,delle leghe ,fino ad arrivare alla soppressione dei sindacati e nel 1926 lo sciopero fu considerato un reato punibile ai sensi della legge.

Dopo questo breve excursus storico, ma necessario per capire come siamo arrivati al riconoscimento del DIRITTO di sciopero nel 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione, possiamo e dobbiamo inquadrare questo istituto dal punto di vista giuridico.

Lo sciopero trova apposita regolamentazione nell’articolo 40 della Costituzione, il quale dice che “Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.”

Ecco il problema più grande è che questa legge non mai intervenuta a regolamentare questo diritto. L’articolo 40 della Costituzione, quindi, oltre a riconoscere il diritto di sciopero ne rimanda la regolamentazione alla legge ordinaria. Tuttavia, l’intervento legislativo non ha mai avuto luogo. Di conseguenza oggi non esiste in Italia una legge che disciplini compiutamente lo sciopero. L’unico intervento regolativo in materia è rappresentato dalla legge 146/1990, che si occupa di normare lo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Lo sciopero deve essere considerato un vero e proprio diritto soggettivo che può essere esercitato, in forma collettiva ,in ogni caso, quando lo sciopero è proclamato da un sindacato, anche un solo lavoratore può, per pura ipotesi, legittimamente prendervi parte.

ll rapporto sinallagmatico sussiste fra il dovere del lavoratore alla prestazione lavorativa da una parte e quello del datore di lavoro alla corresponsione della retribuzione dall’altra, lo sciopero può essere considerato come una sospensione temporale dell’una e dell’altra che non fa venire meno il rapporto di lavoro, neppure nel periodo che intercorre fra la cessazione del lavoro e la sua ripresa. La prosecuzione del rapporto di lavoro per tutto il tempo in cui lo sciopero viene attuato ha come conseguenza che il lavoratore non perde i benefici assicurativi previsti dalla legge, per esempio ai fini del trattamento di malattia e per quanto riguarda il versamento dei contributi.

Lo sciopero consiste nell’astensione dei lavoratori dalla prestazione lavorativa ,tuttavia, le modalità con le quali in concreto lo stesso può articolarsi sono molteplici.

Un discorso specifico lo meritano il cosiddetto “sciopero articolato” (a singhiozzo, a scacchiera, parziale) nonché lo sciopero selvaggio(altrimenti detto “a sorpresa”) e quello dello straordinario. Per un lungo periodo queste forme sono state considerate illegittime dalla giurisprudenza in quanto contrarie al principio in base al quale il danno provocato al datore di lavoro e la diminuzione retributiva che ne consegue ai lavoratori devono essere di entità pari dal punto di vista della valutazione economica.

La sentenza della Cassazione n. 711 del 30.1.1980 ha mutato questa interpretazione e dato luogo a una valutazione su parametri diversi ,incentrata sul principio del danno alla “produzione” piuttosto che alla“ produttività”.

La Cassazione ha affermato in sostanza che sono legittime tutte quelle forme di sciopero che hanno come conseguenza una diminuzione nella produzione, di qualsiasi entità essa sia, ma non vengano a ledere la capacità dell’azienda di produrre, le sue potenzialità produttive, che debbono in ogni caso rimanere integre e scevre da danneggiamenti. Questa nuova linea interpretativa ha informato di sé la giurisprudenza successiva.

Con la sentenza Costituzionale del 1974 è stato dichiarato illegittimo l’art. 503 del codice penale che puniva lo sciopero motivato da fini diversi da quelli contrattuali. Da quel momento in poi, si è ritenuto ammesso non soltanto lo sciopero politico (purché non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale e non impedisca né ostacoli il libero esercizio dei diritti e dei poteri in cui si esprime la sovranità popolare), ma anche quello “di solidarietà ”a uno sciopero di altri lavoratori di diversa categoria o impresa, purché vi sia affinità di interessi, nonché lo sciopero “di protesta”, intendendosi come tale quello che viene attuato contro un provvedimento della direzione aziendale, sempre che ricorrano la natura professionale dell’interesse leso e la comunanza di interessi tra gli scioperanti e il lavoratore colpito dal provvedimento direzionale.

In conclusione possiamo dire che lo sciopero è ´un diritto che va tutelato e nonostante la mancata applicazione dell’art 40 come dell’art 39 della Costituzione, ci si augura che venga fatta una legge come previsto dai Padri costituenti che possa normare in maniera più’ dettagliata questa libertà che, in quante tale, deve essere tenuta nella giusta considerazione.



06/04/2021 Dott. Giovanni Arena.






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