L' iscrizione all'AIRE non conta come prima

La mancata iscrizione all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, non fa venir meno la possibilità di applicare i regimi fiscali agevolativi previsti per i docenti, ricercatori e lavoratori impatriati.

Con le risposte 204 e 207 agli interpelli pubblicati, l'Agenzia delle entrate ha indicato in maniera inequivocabile che la mancata iscrizione all'Anagrafe non è conditio sine qua non per accedere né al regime speciale per lavoratori impatriati né tantomeno a quello agevolativo per docenti e ricercatori e l'effettiva residenza estera può essere comprovata non solo tramite l'iscrizione al registro ma anche sulla base delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.

Il primo interpello, il numero 204, interessa un contribuente italiano attualmente residente a Londra rientrante in Italia nel 2019, che ha presentato domanda di iscrizione all'Aire nel 2016 a cui poi però è stato iscritto solo a partire dal 2017.

Il contribuente sarebbe interessato e ritiene di poter applicare il regime agevolato per i lavoratori impatriati di cui articolo 16, comma 2, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 riservato a coloro che sono in possesso di un titolo di laurea e hanno svolto continuativamente un'attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall'Italia negli ultimi 24 mesi poiché i tempi burocratici in cui viene espletata la procedura di iscrizione all'Aire non dovrebbero ricadere sul cittadino alcun pregiudizio.





In questo caso l'Agenzia delle Entrate oltre a specificare che grazie alle modifiche apportate dall'articolo 16, comma 3, del decreto legge 25 marzo 2019, n. 22 gli effetti della dichiarazione relativa al trasferimento della residenza da un comune italiano, rese all'ufficio consolare competente, decorrono dalla loro data di presentazione (disposizione valida anche per le dichiarazioni presentate anteriormente alla data di entrata in vigore del dl) indica anche che, con riferimento al caso concreto prospettato, qualora l'interpellante a causa della mancata iscrizione all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero per due periodi d'imposta precedenti il trasferimento nel territorio dello Stato Italiano sia in grado comunque di provare la sua residenza estera dal 2016 ai sensi di quanto previsto dall'articolo 4 della Convenzione tra Italia e Regno Unito per evitare le doppie imposizioni, ratificata in Italia con la legge 5 novembre 1990, n. 329, e sempreché risultino soddisfatti gli altri requisiti richiesti dalla norma potrà fruire del beneficio fiscale in esame.Stessa sorte anche per l'interpello 207 che tratta il caso invece di un ricercatore rientrato in Italia nel 2019 dopo circa cinque anni e mezzo trascorsi interamente all'estero senza mai iscriversi all'Aire.

Anche in questo caso infatti, secondo l'agenzia delle entrate, sebbene l'istante non sia mai stato iscritto nell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero potrà comunque accedere al regime agevolato per i docenti/ricercatori impatriati di cui articolo 44 del dl n. 78 del 2010 che prevede una detassazione del 90% del reddito prodotto a decorrere dall'anno di imposta 2019, anno nel quale afferma di essere rientrato fiscalmente in Italia nel presupposto però che possa dimostrare la residenza all'estero per i due anni di imposta precedenti ai sensi della Convezione contro le doppie imposizioni siglata tra Italia ed il paese in cui afferma di aver svolto l'attività di ricerca e docenza.


Autore dell'articolo

Dott. Commercialista Giacomo Merlino - Esperto Fiscale in ambito digitale e di internazionalizzazione delle imprese.

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