• Avv. Francesco Arena

Istanze dei privati e silenzio della Pubblica amministrazione. Quando sorge l'obbligo di provvedere?

Con l'obiettivo di promuovere una maggiore trasparenza nei rapporti tra amministrazione e privati, il legislatore nazionale, nell'ambito delle “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella P.A.”, ha introdotto la possibilità di concludere il procedimento amministrativo mediante l'emanazione di un provvedimento in forma semplificata. In particolare, il nuovo comma I° dell’art. 2, secondo capoverso, della L. n. 241/1990 – come modificato dalla L. n. 190/2012 – consente alle pubbliche amministrazioni che “ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda” di concludere “il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo”.

La modifica dell’art. 2 della L. n. 241/1990 ha portato la dottrina e la giurisprudenza ad interrogarsi sulla portata e sui limiti dell’obbligo di provvedere. In particolare, secondo autorevole dottrina, sarebbe necessario “scindere” l’obbligo di “provvedere” dall’obbligo di “rispondere” all’istanza con la conseguenza che è necessario informare il privato – entro il termine previsto per la conclusione del procedimento – dell’esito negativo del procedimento medesimo non solo nell’ipotesi in cui gli stati invalidanti di natura procedimentale siano “manifesti” ma anche qualora non lo siano nonché qualora manchi del tutto l’obbligo di provvedere.

Si segnala al riguardo quella giurisprudenza, “garantista” nei confronti del cittadino, secondo cui “Ai sensi dell'art. 2, l. 7 agosto 1990 n. 241 il procedimento amministrativo va concluso, anche con un atto sfavorevole per il richiedente, in quanto nel nostro ordinamento è considerato diritto fondamentale del cittadino sapere se una sua istanza rivolta alla Pubblica amministrazione merita o no accoglimento(T.A.R. Salerno, (Campania) sez. I, 10 luglio 2014, n.1252).

E’ stato osservato in dottrina che l’omissione di qualsiasi risposta all’istanza del privato determinerebbe un “vulnus” all’immagine della P.A. intesa come organizzazione destinata ad agire a fianco dei cittadini. Al contrario, la soluzione di considerare insussistente l’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso veniva in dottrina motivata con argomenti di diseconomicità dell’azione amministrativa oppure allegando l’abuso del procedimento.

Non sempre quindi le istanze rivolte dai cittadini alla P.A. hanno un effettivo fondamento e devono avere esplicita risposta, innescando la possibilità, in caso di prolungato silenzio, di chiedere la condanna della P.A. a pronunciarsi sulle stesse e, ove ne ricorrano i requisiti, al risarcimento del danno (con le conseguenti responsabilità amministrativo-contabili del dirigente e/o funzionario responsabili ai sensi dei commi 8 e 9 dell’articolo 2 della legge 241/1990).

Significativa in proposito è la recente sentenza del Consiglio di Stato (sez. V n. 1182 del 9 marzo 2015), che si inserisce nell’impegno ricostruttivo della giurisprudenza per indicare quando vi sia l’obbligo per la P.A. di dare un espresso riscontro all’istanza del privato, con tutte le conseguenze e responsabilità previste dalla legge.

Se è vero, infatti, che il dovere di conclusione espressa del procedimento è previsto (articolo 2, comma 1, della legge 241) per i casi in cui “il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza” è ormai del tutto pacifico che l’obbligo di provvedere non discende unicamente dalla legge, ma anche, come ricorda la decisione in commento, “nelle ipotesi che discendono da principi generali, ovvero dalla peculiarità della fattispecie (...) allorché ragioni di giustizia”o “di equità impongano l'adozione di un provvedimento e quindi, tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano) dell'Amministrazione” (Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza del 12 febbraio 2015, n. 741; vedi anche, più di recente, T.A.R. Campania, sez. V, 29 Aprile 2019, n. 2293; Consiglio di Stato sez. IV, 30 giugno 2017, n. 3234).

Secondo la giurisprudenza, invece, l’adozione del provvedimento espresso può essere imposta quando vengono richiesti atti di contenuto favorevole che ampliano la sfera giuridica del richiedente (c.d. interessi legittimi pretensivi), atti diretti a produrre effetti sfavorevoli nei confronti di terzi - dall’adozione dei quali il richiedente possa trarre indirettamente vantaggi (cdd. interessi strumentali) - e atti di riesame di provvedimenti sfavorevoli precedentemente emanati. Al contrario, secondo la giurisprudenza “la p.a. non è obbligata a provvedere su un'istanza del privato non solo nelle ipotesi tradizionalmente individuate dalla giurisprudenza (istanza di riesame dell'atto divenuto inoppugnabile per inutile decorso del termine di decadenza; istanza manifestamente infondata (Tar Calabria, Catanzaro, sez. I, 14 febbraio 2012, n. 172); istanza di estensione "ultra partes" del giudicato), ma anche nel caso in cui l'istanza volta all'esercizio del potere di autotutela abbia ad oggetto un provvedimento già impugnato in sede giurisdizionale e "sub judice" al momento dell'istanza stessa: e ciò all'evidente scopo di evitare la proliferazione di inutili e dispendiose iniziative giurisdizionali in relazione ad un'unica vicenda sostanziale” (T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 10 Ottobre 2016, n. 2323;cfr. altresì: Consiglio di Stato sez. V 04 maggio 2015 n. 2237; T.A.R. Liguria, sez. II, 10 maggio 2007; T.A.R. Campania Napoli, sez. III, 19 marzo 2008, n. 1410).



Avv. Francesco Arena - Ordine degli Avvocati di Messina


Per ulteriori informazioni chiamare il numero di cell. 340-8572505 o scrivere allìemail francescoarena@email.it

13 visualizzazioni

Email: info@merlinoconsulting.com

Skype: merlino871

Tel: +39 - 090 - 675478

Indirizzo: Via Nicola Fabrizi 121,
Messina, 98123, Italia

©2019 by Studiomerlino.