• Avv. Francesco Arena

Illegittima l'apposizione di un termine per far fronte ad esigenze stabili e durevoli

Aggiornato il: apr 15


Con la sentenza n. 794 del 26.09.2019, il Tribunale di Firenze afferma che la sottoscrizione di un contratto a tempo determinato per far fronte ad esigenze stabili e durevoli, rappresenta sempre un abuso del diritto, che comporta la declaratoria di nullità del termine e la conversione del rapporto di lavoro con diritto del prestatore al risarcimento del danno.


RIASSUNTO DEI FATTI


Un lavoratore ricorre giudizialmente al fine di chiedere l’accertamento della nullità del termine apposto al contratto sottoscritto con la società datrice nel 2015 e prorogato per 5 volte sino al giugno 2016.

Nessuno di questi contratti (e nemmeno le relative proroghe) conteneva l’indicazione delle causali di ricorso al lavoro temporaneo, in quanto la legge applicabile al momento della loro stipulazione (il D.lgs 368/2001, nella versione modificata nel 2014 dal “decreto Poletti”, e poi il D.lgs 81/2015, attuativo del Jobs act) non richiedeva questa indicazione.

Il ricorrente chiedeva, dunque, la conseguente ricostituzione del rapporto di lavoro e la condanna della convenuta alla riammissione in servizio e al risarcimento del danno patito. La società si costituiva affermando la perfetta aderenza di tali contratti alla normativa vigente (Jobs Act), che non richiedeva le indicazioni delle causali di ricorso al lavoro temporaneo ed affidava il controllo della flessibilità solo ai limiti quantitativi e di durata.


COMMENTO


L'analisi della sentenza in commento impone preliminarmente una breve analisi della normativa di riferimento.

Come è noto, il c.d. decreto Dignità n. 87/2018 convertito con L. 96/2018 ha apportato importanti modifiche al quadro normativo vigente.

Per ciò che concerne il contratto a termine il decreto dignità ha previsto che i nuovi contratti a termine possano avere una durata massima di 12 mesi, contro i 36 mesi previsti dalla previgente disciplina.

Allo scopo di consentire un passaggio graduale verso la nuova normativa limitativa del lavoro a termine, la conversione in legge del decreto Dignità introduce una disciplina transitoria per le proroghe ed i rinnovi dei contratti stipulati prima del 14 luglio 2018. Vengono, inoltre, specificate le conseguenze sanzionatorie della mancata sussistenza delle causali, indispensabili in caso di rinnovo e per i rapporti di durata superiore ai 12 mesi.


Dopo la riforma sono dunque rinvenibili diversi regimi:


a) quello a cui si riferisce la sentenza del Tribunale di Firenze è il D.lgs. n. 81/2015 e vale per i contratti stipulati entro il 13 luglio 2018;

b) poi c’è un regime che prende in considerazione il periodo che va dal 14 luglio fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione;

c) poi c’è il regime delle disposizioni in vigore dal 12 agosto e fino al 31 ottobre (art.lo 1, comma 2, del decreto legge n. 87/2018 con legge n. 96/2018 “le disposizioni di cui al comma 1 si applicano ai contratti a tempo determinato stipulati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché ai rinnovi e alle proroghe contrattuali successivi al 31 ottobre 2018“).

d) dopo il  31 ottobre 2018 vale l’attuale regolamentazione giuridica.


Nella sentenza in commento il Tribunale di Firenze rileva, preliminarmente, che - ai sensi dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato del 1999 (attuato poi con la Direttiva 1999/70/Ce) - il contratto a termine deve essere considerato un’eccezione, rispetto alla regola rappresentata dal lavoro a tempo indeterminato.

Questa eccezionalità consentirebbe di ammettere l’utilizzo del lavoro a termine esclusivamente per soddisfare esigenze transitorie che, in quanto tali, non potrebbero essere assorbite mediante contratti di durata indeterminata

Contrariamente, l’utilizzo dei rapporti di lavoro a tempo determinato per far fronte ad esigenze non provvisorie, ma permanenti e durevoli, rappresenta una violazione di uno dei principi cardine del diritto del lavoro di matrice europea.

Per il Giudice, ne consegue che, in ossequio ai richiamati principi comunitari, la sottoscrizione di un contratto a tempo determinato per soddisfare esigenze stabili e durevoli costituisce un abuso che comporta la nullità del termine apposto al contratto ai sensi dell’art. 1418 c.c.

Alla luce di tali considerazione, il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso presentato dal lavoratore, disponendo la conversione del contratto a termine in un contratto a tempo indeterminato.




Avv. Francesco Arena - iscritto all'Albo dell'Ordine degli Avvocati di Messina


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