• Santina Munafò

"Caro figlio,ti diseredo!" La Cassazione dice NO!

La diseredazione è un istituto giuridico che affonda le proprie radici nel lontano passato.

Di esso, infatti, ne troviamo traccia nel diritto romano, dove rappresentava una sanzione civile di fonte privata , ed è stato dopo riprodotto da Giustiniano per casi determinati.

Nell’attuale codice civile, invece, la diseredazione non gode di una disciplina generale.

Pertanto , risulta necessario dare una definizione della stessa per poi capire se essa possa essere effettuata.

Per diseredazione si intende la disposizione testamentaria in forza della quale un soggetto esclude dalla sua successione un erede legittimo.

Con la sentenza numero 8352 del 25 maggio 2012 ,la Corte di Cassazione ha precisato che è possibile procedere ad una diseredazione,inserendo nel testamento anche una disposizione a contenuto negativo (Es. diseredo dalla mia successione mio fratello Caio),poichè la parola "disporre" non significa solo attribuire ma più in generale significa dare un assetto al proprio patrimonio;potendo così anche la diseredazione rientrare nel disposto del'articolo 587 comma 1 c.c.

Con la medesima sentenza,però, gli Ermellini hanno precisato che la diseredazione può sì essere disposta ma non può riguardare un legittimario (artt. 536 c.c.);a tale conclusione la Suprema Corte è giunta considerando quanto previsto all’articolo 456 comma 3 c.c. dove si legge che “Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari”.

La disposizione con la quale si disereda un legittimario,quindi, è nulla poichè rappresenta un peso sulla legittima , ai sensi dell'articolo 549 c.c..

De iure condito, l’unica ipotesi di diseredazione di un legittimario è prevista all’articolo 448 bis c.c: “ il figlio, anche adottivo e in sua mancanza i discendenti prossimi non sono tenuti all’adempimento dell’obbligo di prestare gli alimenti al genitore nei confronti del quale è stata pronunciata la decadenza della responsabilità genitoriale e, per fatti che non integrano i casi di indegnità di cui all’articolo 463,possono escluderlo dalla successione”

Quindi, se un soggetto non vuole che i suoi legittimari(figli,coniuge,ascendenti in assenza di figli) partecipino alla sua successione, dovrà necessariamente porre in essere un testamento, nominando erede,per il suo intero patrimonio , un altro soggetto (o più), prevedendo inoltre anche delle sostituzioni a catena al fine di evitare che si possa aprire la successione legittima. Così facendo , i legittimari pretermessi potranno solo agire in giudizio tramite l’azione di riduzione ,al fine di fare valere l’inefficacia delle disposizioni poste in essere ed ottenere la quota di riserva loro spettante;nel caso in cui, invece, non agiranno, il testamento continuerà a produrre i suoi effetti, in quanto valido ed efficace.


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