Buoni pasto nello smart working

Anche chi lavora da casa (smart working o lavoro agile) potrebbe godere dei buoni pasto aziendali. Ciò, tuttavia, deve essere specificato nell’accordo individuale relativo alla modalità di lavoro da svolgere. Nel caso in cui il buono venga erogato, il lavoratore avrà diritto alle stesse soglie di esenzione fiscale previste a livello normativo per tali benefit e che sono state oggetto di modifiche ad opera della Manovra di Bilancio 2020.


Ai lavoratori dipendenti che lavorano da casa (smart working) spettano comunque i buoni pasto visto che potrebbero cucinarsi da soli? È questa la domanda, non espressamente affrontata dall’Agenzia delle Entrate, su cui cercheremo di far luce in questo elaborato in considerazione anche delle novità sul tema introdotte dalla Manovra di Bilancio 2020 (Legge 27 dicembre 2019, n. 160).

Volendo dare una definizione di smart working, questi si configura come una modalità di lavoro subordinato che non presenta precisi vincoli di luogo o di orario: il dipendente può lavorare, dunque, all’esterno dei locali aziendali (a casa, in un coworking etc.). La sua disciplina è da rinvenire nella Legge del 22 maggio 2017, n. 81.

La disciplina di regolamentazione dei buoni pasto è contenuta nel D.P.C.M. 18 novembre 2005 dove al comma 1 lett. c) art. 2 espressamente si legge che deve intendersi per “per buono pasto, il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, avente le caratteristiche di cui al successivo art. 5, che attribuisce al possessore, ai sensi dell’art. 2002 del codice civile, il diritto ad ottenere dagli esercizi convenzionati la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo, con esclusione di qualsiasi prestazione in denaro”.







Ai sensi del menzionato art. 5 (comma 1) i buoni pasto:

consentono all’utilizzatore di ricevere un servizio sostitutivo di mensa di importo pari al valore facciale del buono pasto;costituiscono il documento che consente all’esercizio convenzionato di provare l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione;sono utilizzati, durante la giornata lavorativa anche se domenicale o festiva, esclusivamente dai prestatori di lavoro subordinato, a tempo pieno e parziale, anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, nonché dai soggetti che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato;non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro;sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale.

Dal punto di vista fiscale, prima delle modifiche apportate dalla Manovra di Bilancio 2020, l’art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR stabiliva che non concorrevano alla formazione del reddito di lavoro dipendente:

i buoni pasto cartacei fino ad un importo complessivo giornaliero di 5,29 euro;i buoni pasto elettronici fino ad un importo complessivo giornaliero di 7 euro.

La Legge di Bilancio 2020 (comma 677) ha ridotto a 4 euro il limite di esenzione fiscale per i buoni pasto cartacei ed elevato ad 8 euro il limite per quelli elettronici. La novità si applica ai buoni emessi dal 1° gennaio 2020.


Autore dell'articolo

Dott. Commercialista Giacomo Merlino - Esperto Fiscale in ambito digitale e di internazionalizzazione delle imprese.

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