• Avv. Francesco Arena

Assoggettabilità della aree demaniali portuali "scoperte" ad ICI/IMU

Aggiornato il: apr 15

LA MASSIMA (Corte di Cassazione, Ordinanza 12 aprile 2019, n. 10287)


In tema di ICI, sono assoggettate al pagamento dell’imposta in quanto non classificabili in categoria E, le aree c.d. scoperte che risultino indispensabili al concessionario del bene demaniale per lo svolgimento della sua attività, atteso che il presupposto dell’imposizione è che ogni area sia suscettibile di costituire un’autonoma unità immobiliare, potenzialmente produttiva di reddito”.


RIASSUNTO DEI FATTI


Una società privata quale concessionaria di un’area demaniale classificata in categoria E/1 impugnava gli avvisi di accertamento ICI emessi dal Comune di Genova. Nella fattispecie, il Comune determinava l'ICI dovuta sulla base della rendita catastale proposta dall'Autorità portuale, in qualità di proprietaria dell'immobile, e accettata senza rettifiche dall'Agenzia dell’Entrate (all’epoca del Territorio). L'immobile oggetto di concessione demaniale non possedeva inizialmente alcuna rendita catastale, pertanto, veniva stipulato tra il Comune e l'Autorità Portuale di Genova un accordo per ciascun anno di imposta sui coefficienti per calcolare l'ICI dovuta dai concessionari di aree demaniali. Successivamente, nel 2008, l'Autorità Portuale presentava regolare dichiarazione DOCFA mediante la quale veniva proposta la rendita catastale dell'immobile dato in concessione attribuendogli la categoria D/8. La società contribuente proponeva ricorso avverso gli avvisi di accertamento ICI, innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Genova che, con sentenze n. 203/10, n. 339/11, 425/11, 424/12, confermava gli atti impositivi. La società privata proponeva dunque separati appelli innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Liguria, che accoglieva parzialmente i gravami, ritenendo che “gli immobili di riferimento erano classificabili in categoria D/8” ma “non era applicabile l’ICI alle aree scoperte utilizzate per svolgere l'attività pubblica portuale … classificati in categoria E/1


COMMENTO

La pronuncia in esame riveste un rilevante interesse pratico soprattutto avendo riguardo all’attuale aumento esponenziale, nel nostro paese, delle controversie vertenti sull’applicabilità dell’ICI/IMU alle aree demaniali portuali “scoperte”.

É quest’ultima una tematica che ha dato luogo, da più punti di vista, a incertezze interpretative, in ordine alle quali la riflessione giurisprudenziale ha fornito risposte di segno diverso e, talora, nettamente contrapposto.

Ad avviso della Suprema Corte di Cassazione le aree “scoperte” demaniali affidate in concessione sono soggette al pagamento dell’ICI e dell’IMU, in quanto si tratta di unità immobiliari autonome potenzialmente produttive di reddito.

Non possono, infatti, essere inquadrate catastalmente nella categoria "E", tra gli immobili esenti, poiché queste aree hanno "un’autonomia funzionale e reddituale e sono indispensabili al concessionario di beni demaniali per lo svolgimento della sua attività".

Gli Ermellini hanno accolto le tesi del comune di Genova che ora incasserà 2 milioni di euro per 5 annualità di Imu arretrate, oltre agli interessi

Per i giudici di legittimità, “le aree scoperte di un terminal portuale, destinate all’esercizio di un’attività imprenditoriale, come nella specie, e produttive di reddito, costituiscono unità immobiliari imponibili ai fini ICI”.

La medesima regola è applicabile all’IMU in forza all’art. 13 co. 2 del DL n.201 del 2011, che stabilisce che l’IMU "ha per presupposto il possesso di immobili di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504

Del resto le aree cosiddette “scoperte”, secondo la Cassazione, non sono classificabili in categoria "E" poiché sono indispensabili “al concessionario di aree demaniali per lo svolgimento della sua attività”.

È soggetta a imposizione ogni area, suscettibile di costituire un’autonoma unità immobiliare, “potenzialmente produttiva di reddito”.

Nella pronuncia in esame viene richiamato inoltre l’articolo 2, comma 40 del dl 262/2006, convertito dalla legge 286/2006, in base al quale nelle categorie "E/1", "E/2", "E/3", "E/4", "E/5", "E/6" ed "E/9" non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati a uso industriale, commerciale e via dicendo, qualora abbiano autonomia funzionale e reddituale.

Dunque, queste tipologie di unità immobiliari, per le loro stesse caratteristiche non possono essere riconosciute esenti.

Anzi, sono proprio idonee a produrre un reddito, anche se utilizzate per finalità istituzionali dell’ente che ne è titolare.

Il concessionario di aree demaniali è tenuto pertanto al pagamento dell’ICI e dell’IMU, nella qualità di soggetto passivo.

A partire dal 2001 l’obbligo di pagamento delle imposte locali si è trasferito dal titolare dell’immobile a colui che detiene il possesso nella qualità di concessionario

Allo stato attuale dell’evoluzione giurisprudenziale è possibile affermare che la Suprema Corte, con le pronunce più recenti, tra cui si iscrive la sentenza in commento, ha sposato le tesi difensive sostenute dai Comuni che hanno progressivamente esteso la propria potestà impositiva sulle aree demaniali portuali c.d. “scoperte” adibite a carico/scarico merci.




Avv. Francesco Arena - iscritto all'Albo dell'Ordine degli Avvocati di Messina


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